mercoledì 25 gennaio 2017

Explorers


Il film in questione è una sorta di "I Goonies", forse un po' meno famoso, un'avventura giovanile anni '80 basata su un gruppo di ragazzi che in barba a genitori e poliziotti, partono per un'avventura...stavolta tra le stelle, con la speranza di incontrare altre forme di vita intelligente con le quali interagire e scoprire i segreti dell’universo.

Delle forme di vita intelligenti si mettono in contatto, tramite i sogni, con tre ragazzi, dandogli le istruzioni per costruire un dispositivo che li porterà nello spazio. Con ingegno e intrapredenza, i tre costruiranno una navicella secondo le istruzioni ricevute e raggiungeranno lo spazio.

Anche questo è uno di quei film che sono incapace di descrivere come "bello" o "brutto". Ci sono cresciuto, e tanto basta perchè faccia parte della mia lista di film preferiti!

Il film segna l'esordio di Ethan Hawke e dello sfortunato River Phoenix (protagonista anche di "Stand By Me" e interpreterà Indiana Jones da ragazzo, in "Indiana Jones e l'ultima crociata").

"Non troverò mai una ragazza come Nek!"

Edward mani di forbice


Film che ha consacrato Tim Burton come regista visionario per eccellenza, e ha consolidato le coppie Burton-Depp e Burton-Elfman.

Edward è un robot dalle sembianze umane, costruito da un genio inventore per avere compagnia. Lo alleva come se fosse un figlio e lo istruisce, ma sfortunatamente l'inventore muore prima di completarlo. In particolare, mancano le mani. Il poveretto infatti, al posto delle mani ha delle lame di forbici.
La sua vita tuttavia procede tranquilla, all’interno di un castello isolato, ma cambierà radicalmente quando una rappresentante di cosmetici busserà alla sua porta.

Una bellissima fiaba, cupa e dolce allo stesso tempo, che è la cosa che a Tim Burton riesce meglio.

Il tema è quello caro al regista (Nightmare Before Christmas, Ed Wood, Big Fish, Vincent...): il diverso, un freak, e la sua difficoltà nel riuscire ad integrarsi in una società sempre più omologata (basti pensare all'estremismo con cui viene rappresentata la classica cittadina americana), e che alla fine di tutto trova la sua serenità solo nel suo mondo e in qualche rara anima non viziata dai pregiudizi.

Questo è uno di quei film veramente emozionanti che ti toccano l’anima, ogni volta che lo rivedo non riesco a trattenere lacrime e sorrisi. La colonna sonora di Danny Elfman poi è eccezionale, contribuendo ancora di più ad accentuare il carattere da favola gotica.
"Edward non è cattivo, è solo sbagliato."

E' già ieri


Questo film è la conferma di tanti miei pensieri e pensieracci sul cinema italiano:
1) Quando vogliamo sappiamo tirar fuori dal cilindro dei film davvero interessanti, addirittura anche quando sono dei semplici remake come questo. Peccato che lo vogliamo poche volte;
2) I migliori attori in Italia sono quelli che...non nascono come attori, ma per lo più come comici di teatro o televisione.

Filippo Fontana è un reporter, egoista e cinico, dal carattere insopportabile. Per lavoro si ritrova a dover andare su una piccola isola delle Canarie per fare un servizio su un raro stormo di cicogne di cui a lui fondamentalmente non frega una mazza. Sperando di sbrigarsela nel giro di 24 ore, rimarrà invece bloccato sull’isola insieme alla troupe a causa di una tempesta. Al risveglio, il mattino dopo, scoprirà che sull’isola ogni giorno si ripete esattamente uguale a se stesso...

“E’ già ieri” è un (coraggioso, va detto) remake di "Ricomincio da capo", un famoso film degli anni ‘80 diretto da Harold Ramis con Bill Murray e Andie MacDowell. Il film originale è considerato un grande successo internazionale e decidere di rifarlo è sicuramente una scelta più che coraggiosa.
E vi dirò...a me la versione italiana piace di più!

L’idea di ambientarlo su un’isola piuttosto che in una piccola città lo rende molto più coerente con l’idea di un piccolo posto che vive una magia propria e dal quale è impossibile fuggire. Inoltre si tratta di una realtà molto meno dispersiva, una sorta di campo da gioco isolato dal resto del mondo, dove il protagonista ha tutto lo spazio per compiere il suo percorso di cambiamento prima di tornare alla realtà.
Inoltre Antonio Albanese è un grandissimo attore, bravo al cinema tanto quanto lo è sul palco, che regge la scena alla grande.

L’argomento principe è l’implacabile scorrere del tempo e dell’impossibilità di poter tornare indietro e cambiare ciò che vorremmo che andasse in una direzione diversa.
Ma anche l’idea che la nostra vita e le sue dinamiche non cambieranno mai se non cambiamo prima di tutto noi stessi. Come diceva anche Albert Einstein, è folle fare sempre la stessa cosa aspettandosi risultati diversi.
Al protagonista invece sarà concessa una “seconda” possibilità, e poi una “terza”, una “quarta” e cosi via...fino a che non riuscirà a completare davvero il suo percorso di cambiamento, che comincerà a rendere piacevole quella giornata sempre uguale a se stessa.

Ottimo Albanese, bravo anche Fabio De Luigi (anche lui nasce come comico di tv).

Filmetto molto molto carino che vi consiglio caldamente. E già che ci siete rimediate anche l’originale “Ricomincio da capo” ;)

"Guain sulla strada che inerpicando sale, bossi ligustri e acanti, calde pietraie, gibbosi dossi, scricchiola il croco... capisci? Tra il crepitio di serpi nel suo baluginar le strade."

E.T. l'extra-terrestre


Purtroppo bisogna avere gli occhi di un bambino per poter accettare i "diversi".

E.T. è un alieno. Non ci è dato sapere da dove venga, quello che sappiamo è che sembra essere un "cucciolo" accidentalmente abbandonato sul pianeta Terra. Verrà accolto in casa da Elliott che lo aiuterà a rimettersi in contatto con casa sua. Ma il suo arrivo sulla Terra non è passato inosservato e i militari di turno vogliono capire cos'è successo.

E.T. è uno dei più grandi successi del cinema, firmato Steven Spielberg, che all'epoca sembrava averci preso gusto con gli incontri ufologici di natura pacifica (poco tempo prima aveva girato "Incontri ravvicinati del terzo tipo"). Ma ovviamente non può filare tutto liscio, e quindi ecco che subentra l'adulto coglione (per altro quasi sempre militare) che deve per forza studiare, sezionare, sperimentare...anche a costo di uccidere.

Gli effetti speciali, in particolare il pupazzo, erano del nostro Carlo Rambaldi, il quale vinse il premio Oscar. Memorabile la scena quando sul palco dell'Accademy ritirò il premio accompagnato dalla sua creatura.

Il mostricciatolo venuto non si sa dove e ossessionato dall'idea di fare una telefonata intergalattica a casa, seppure non di aspetto proprio bellissimo, riesce fin da subito a suscitare simpatia e tenerezza, diventando con gli anni una vera e propria icona, stracitato e straomaggiato ovunque.

Rivisto oggi, ammetto che in certi punti è un po' troppo smielato e inzeppato di buoni sentimenti, ma rimane comunque un film da vedere assolutamente.

Famosissima e bellissima anche la colonna sonora di John Williams.

Curiosità: tra E.T e Star Wars esiste un gioco di citazioni reciproche, dovute alla grande amicizia che lega George Lucas e Steven Spielberg. Tra i giocattoli di Eliott compaiono infatti Boba Fett, Lando Calrissian e Greedo. Inoltre, durante la festa di Halloween, i protagonisti incontrano una persona mascherata da Yoda.
Allo stesso modo, nella nuova trilogia di Star Wars, durante una riunione del senato galattico, in una delle postazioni è possibile vedere chiaramente una delegazione di alieni del tutto identici ad ET.

"ET...Telefono...Casa!"

E io mi gioco la bambina


Walter Matthau è il classico attore adatto a fare un solo tipo di personaggio. Però quel ruolo lo ricopre in maniera perfetta!


Jones, gestore di una sala di scommesse ippiche, viene chiamato da tutti “tristezza” per i suoi modi burberi e perchè non ride mai. Uno dei frequentatori della sua sala, decisamente sfortunato al gioco, lascia a Tristezza sua figlia in pegno, in attesa di poter restituire il denaro che deve, ma messo alle corde dai debiti si suicida. La bambina resta cosi con Tristezza, che si lascerà piano piano intenerire...


Questo film E’ Walter Matthau. Con la sua espressione perennemente incupita e il suo incedere un po’ gobbo è perfetto nel ruolo del burbero, e vederlo sciogliersi di fronte alla bambina (nonchè alla bellissima Julie “Mary Poppins” Andrews) è uno spasso. Il rapporto tra i due comincerà con la bimba che pretende da Tristezza le stesse attenzioni di un padre, mentre lui la tratta come qualcosa di misterioso e sconosciuto. Ma alla fine neanche lui saprà resistere all’istinto del fare da padre...


Amo questa commedia! E’ leggera, spensierata, dolce e romantica, tutta retta sulle gag dell’attore.

“Se usassi il cervello capiresti che anche tu sei innamorato di me!”

Rogue One: A Star Wars Story


Vi ricordate le classiche scritte gialle che scorrevano in Episodio IV e che raccontavano di "...Navi spaziali ribelli, dopo aver colpito una base segreta, hanno ottenuto la loro prima vittoria contro il malvagio Impero Galattico. Durante la battaglia, spie ribelli sono riuscite a rubare i piani tecnici dell'arma decisiva dell'Impero, la Morte Nera..."? Ecco, quello.

Jyn Erso (Felicity Jones), la protagonista, è la figlia di Galen Erso, un ingegnere che ha mollato il suo lavoro tecnico per l'impero per ritirarsi a vita privata. Tuttavia l'impero riesce meschinamente ad ottenere il suo aiuto per completare una nuova terribile arma: la Morte Nera. Jyn, insieme ad un manipolo di pseudo ribelli tenterà di rubarne i piani per consegnarli alla ribellione.

Con questo film veniamo a sapere due cose fondamentali che caratterizzeranno Episodio IV: chi sono queste fantomatiche spie ribelli che hanno trafugato i piani della Morte Nera e perchè un'arma del genere sia stata provvista di un meccanismo tanto semplice per essere distrutta...

Per fare una recensione di questo film è necessario togliersi gli occhiali del classico fan di Star Wars. Il film infatti, è bene precisarlo, non è un episodio della saga, ma una storia secondaria, uno spin-off. E questo si evince bene anche nel modo in cui è stato girato.

[SPOILER]
Primo marchio di diversità: il film non comincia con le classiche scritte scorrevoli e la classica musica di John Williams.
[/SPOILER]

Film decisamente più cupo, polveroso e "serioso" rispetto ad episodio VII (con cui verrà inevitabilmente accostato da qualcuno), il ritmo comincia in modo (un po' troppo) lento e non proprio chiarissimo a causa dei tanti nomi di personaggi mai sentiti che vengono pronunciati (soffrendo un po' della sindrome di "Pdor, figlio di Kmer"...), ma fortunatamente poi decolla, acquisendo un ritmo decisamente incalzante.

Non mancano però alcune note negative, prime fra tutti alcuni personaggi che francamente ancora faccio fatica a capire che utilità avessero all'interno della storia.

[SPOILER]
Chirrut Imwe (Donnie Yen), il guerriero non vedente, e il suo compagno sono un esempio di quanto ho appena scritto. Presentato come un personaggio potenzialmente affascinante e carismatico, si rivelerà del tutto inutile nel corso della storia.
Stesso dicasi per Saw Gerrera (Forest Whitaker), personaggio affidato ad un attore di peso, ma che di fatto si rivelerà quasi del tutto inutile ai fini della storia.
[/SPOILER]

Anche un uso eccessivo della CG forse si sarebbe potuto risparmiare. Mi riferisco ad esempio all'implementazione del generale Tarkin. Non potendo farlo interpretare all'attore originale (Peter Cushing è morto), ne è stata fatta una ricostruzione digitale, bellissima...ma eccessivamente esposta a primi piani continui che, alla lunga, rivelano il trucco, oltre a sollevare una certa questione morale sulla riesumazione dell'immagine di attori che, in fondo, non hanno firmato alcun contratto di partecipazione al film.

Detto questo, se siete dei fan guardatelo. E', in fondo, un altro bel tassello del nostro universo preferito.

"La Forza è con me. Sono tutt'uno con la Forza."

Dune


Dune è forse una delle più grandi occasioni mancate del genere fantascientifico.


Siamo nell’anno 10191. Le vicende e le rivalità di tre enormi e potenti casate, gli Atreides, i Corrino e gli Harkonnen, ruotano attorno al pianeta Arrakis (o Dune), un pianeta desertico e sabbioso, ma ricco di una risorsa fondamentale, il melange (o spezia), sostanza in grado di allungare la vita, di amplificare le percezioni umane e di annullare lo spazio, rendendo possibile i viaggi interplanetari.


Dune è tratto dall’omonimo romanzo di Frank Herbert, parte di sei romanzi che prendono complessivamente il titolo di “Ciclo di Dune”.
Come spesso accade quando si cerca di portare sullo schermo racconti pieni di personaggi, lotte, rivalità e quant’altro, le due/tre ore disponibili sulla pellicola non sono sufficienti. Se a questo aggiungiamo una produzione che sta con le cesoie in mano pronta a tagliare tutto pur di non trattenere il pubblico per troppo tempo sulla poltrona del cinema, ecco là servito un film potenziale capolavoro, ma che a conti fatti si rivela semi-incomprensibile ai più. E a poco servono i tentativi di dare spiegazioni tramite narratori o dando voce ai pensieri dei protagonisti.


A mio avviso Dune si sarebbe prestato più ad una serie Tv, ma tant’è...


Tuttavia qualcosa di buono rimane comunque, tanto da rendere questo film comunque un cult.


Dal punto di vista visivo non riesce ad essere pari a Star Wars (suo collega di genere), ma offre comunque delle immagini notevoli, soprattutto quando entrano in scena i famosi vermoni costruiti dal nostro Carlo Rambaldi. Anche il look è molto affascinante, un mix gotico squallido che dà l’idea di un mondo futuro, ma allo stesso tempo decadente e malato, perso completamente tra rivalità millenarie e battaglie di cui non si conosce neanche più l’origine.


La storia ricorda tristemente la nostra realtà odierna: tutti in guerra per recuperare una risorsa “necessaria”, anche a costo di fare fuori le popolazioni locali. Notevole il fatto che anche in Dune il potere è detenuto principalmente da una gilda di mercanti, benchè di facciata regnino dei sovrani. Insomma è l’economia che comanda su tutti, persino sui regnanti. Tutto questo mi ricorda qualcosa.


L’atmosfera inoltre vede la mano di Lynch, un po’ surreale, un po’ onirica, un po’ visionaria, così come solo questo regista è in grado di fare.


Curiosità: da Dune è stato tratto un famoso videogame omonimo che segnò il vero inizio degli strategici in tempo reale (RTS), uno dei generi più prolifici e amati. E al cui fascino il sottoscritto non si è mai sottratto!

"Chi controlla la spezia, controlla l’universo!"